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H2IT pubblica il Report: “Strumenti di Supporto al Settore Idrogeno. Priorità per lo sviluppo della filiera idrogeno in Italia”

Milano, 19 gennaio 2021

Il 2020 è stato l’anno della svolta per le politiche ambientali europee. Complici anche l’emergenza sanitaria e l’attenzione dell’opinione pubblica alle tematiche green, l’UE ha varato una strategia che prevede di ridurre del 100% le emissioni di CO2 entro il 2050. In questo contesto, l’idrogeno si presenta come soluzione chiave, complementare con altre tecnologie, per la decarbonizzazione del sistema energetico.

L’idrogeno è un vettore energetico che non genera emissioni di CO2, inoltre se prodotto da fonti rinnovabili attraverso il processo di elettrolisi dell’acqua è privo di emissioni sia carboniche che inquinanti anche nella sua produzione. Può essere conservato per lungo tempo sia in forma gassosa che liquida e permette di utilizzare infrastrutture di trasporto e distribuzione già esistenti con costi di adeguamento sostenibili. Può essere usato in diverse tipologie di veicoli per la mobilità di merci e persone, come materia prima nelle industrie, come combustibile nei processi ad alta temperatura, può essere utilizzato nel settore industriale e residenziale in sostituzione ai combustibili fossili per la produzione di energia e calore, puro o in miscela col gas naturale, sia attraverso processi elettrochimici con celle a combustibile sia bruciandolo come un carburante tradizionale ottenendo una combustione a zero emissioni di CO2. Con un immagazzinamento che non presenta particolari problemi di sicurezza, offre quindi una soluzione per decarbonizzare i processi industriali e i settori energetici in cui la riduzione delle emissioni di carbonio è urgente e difficile da ottenere.

Ma come può l’elemento più piccolo e abbondante dell’universo osservabile essere davvero la chiave di volta verso un modello energetico sostenibile? H2IT – Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile, ha presentato oggi il report “Strumenti di supporto al settore idrogeno. Priorità per lo sviluppo della filiera idrogeno in Italia” in occasione dell’evento digitale Idrogeno: il futuro dell’energia è oggi.

Durante l’incontro, a cui hanno partecipato Alberto Dossi, Presidente di H2IT, Luigi Crema, Vicepresidente di H2IT,  la Prof.ssa Filomena Maggino, Consigliere del Presidente del Consiglio e Presidente della Cabina di regia Benessere Italia, e gli onorevoli Vanessa Cattoi (Lega) e Andrea Vallascas (M5S), e moderato da Marcello Baricco dell’Università di Torino, Istituzioni e protagonisti della filiera hanno dialogato sul potenziale del settore, delineando le priorità per una Strategia Nazionale dell’Idrogeno. Su tutti spiccano la necessità di un quadro legislativo certo e semplificato e un piano di investimenti a lungo termine per sviluppare le infrastrutture e finanziare la ricerca e l’innovazione.

L’Italia ha il potenziale per posizionarsi strategicamente in tutti i settori di riferimento della filiera idrogeno: produzione, logistica e trasporto, industria, mobilità, residenziale.  – ha dichiarato Alberto Dossi, Presidente di H2IT – Abbiamo grandi operatori e aziende determinanti nell’apertura del mercato, PMI e start-up innovative, centri di ricerca di rilevanza internazionale. Con questo report, realizzato coinvolgendo ben 67 organizzazioni attive nel settore, abbiamo voluto dare il nostro contributo allo sviluppo di un mercato che diventerà sempre più centrale nell’economia nazionale ed europea. Per vincere la sfida della decarbonizzazione è giunto il momento di elaborare una Strategia Nazionale dell’Idrogeno che realizzi un ampio piano di investimenti e riforme. H2IT, in quanto voce unica nel panorama italiano, è pronta a lavorare insieme alle istituzioni mettendo a disposizione tutte le competenze necessarie per favorire il processo decisionale.”

Luigi Crema, Vicepresidente di H2IT ha presentato il Report nato dalla collaborazione tra 48 player dell’industria, 12 centri di ricerca e 7 tra cluster e associazioni, il report presentato oggi contiene le raccomandazioni essenziali per creare le condizioni politiche e normative a sostegno del comparto in Italia. Uno studio dettagliato, che ha coinvolto l’intera filiera e portato all’elaborazione di 51 priorità d’azione e 66 policy, declinate in 7 diversi segmenti: produzione; trasporto, distribuzione e trattamento; stoccaggio; mobilità; usi energetici; usi industriali, residenziali e feedstock; supply chain e tematiche trasversali. A partire da queste, H2IT suggerisce alle istituzioni alcune priorità strategiche per abbattere le barriere allo sviluppo del settore idrogeno in Italia:

  1. Definire il ruolo strategico a lungo termine dell’idrogeno: è fondamentale tracciare una direzione chiara che indichi delle azioni puntuali e degli obiettivi definiti per supportare il settore e abilitare gli investimenti. Nella prima fase di sviluppo, per coprire i gap economici esistenti sarà necessario il supporto pubblico attraverso un sostegno dedicato e stabile nel lungo periodo.
  2. Sviluppare un quadro legislativo e tecnico-normativo chiaro: regole certe, semplificate a livello burocratico e armonizzate a livello internazionale consentirebbero alle aziende coinvolte nell’intera filiera di operare, su uno scenario europeo, in condizioni favorevoli anche per gli investimenti.
  3. Garantire la certificazione di idrogeno rinnovabile e a basse emissioni: un sistema di certificazione basato su Garanzie di Origine al fine di promuovere l’idrogeno rinnovabile e a basse emissioni, in linea con le direttive europee.
  4. Supportare la ricerca, l’innovazione e la formazione: in questa fase di sviluppo, il ruolo dei centri di ricerca è primario, vanno quindi supportati con finanziamenti ad accessibilità semplificata per progetti dimostrativi o di ricerca specifici. L’evoluzione del settore richiederà anche figure professionali specializzate in un’ampia gamma di conoscenze tecniche che si possono creare investendo sull’educazione, dalle scuole superiori fino a quella universitaria per formare i futuri tecnici specializzati. Un’occasione imperdibile per un paese che vuole ripartire creando nuove opportunità d’occupazione.
  5. Sviluppare un’infrastruttura di rifornimento per la mobilità: la costruzione di una rete di stazioni di rifornimento per veicoli idrogeno è la soluzione migliore per permettere la circolazione di mezzi a celle a combustibile sia per il trasporto leggero che per quello pesante su gomma, ma anche dedicate al trasporto ferroviario e ai mezzi negli hub logistici, come porti e aeroporti.
  6. Incoraggiare la collaborazione strategica tra progetti di Hydrogen Valleys: è prioritario individuare i nuclei iniziali per lo sviluppo sinergico di più usi finali e sviluppare diverse applicazioni al fine di favorire la crescita della domanda, lo scale-up delle tecnologie e di conseguenza ridurre i costi.
  7. Sensibilizzare e informare l’opinione pubblica: lo sviluppo della filiera deve essere accompagnato da campagne informative e progetti educativi sulle tecnologie dell’idrogeno e sulle procedure di sicurezza applicate.

 

Istituzioni e protagonisti della filiera hanno dialogato sul potenziale del settore, delineando le priorità per una Strategia Nazionale dell’Idrogeno. Su tutti spiccano la necessità di un quadro legislativo certo e semplificato e un piano di investimenti a lungo termine per sviluppare le infrastrutture e finanziare la ricerca e l’innovazione. 

Ai seguenti link è possibile scaricare il report completo, la Presentazione mostrata durante l’evento

Report: “Strumenti di Supporto al Settore Idrogeno. Priorità per lo sviluppo della filiera idrogeno in Italia”

H2IT_REPORT_Priorità per lo sviluppo della filiera idrogeno in Italia 19gen21

Discorso Dossi_evento 19 gennaio

Saluti Vice Ministro allo Sviluppo Economico Stefano Buffagni

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Cooperazione tra paesi Europei per la produzione di idrogeno verde

Il Portogallo e i Paesi Bassi

Il Portogallo e i Paesi Bassi hanno annunciato un memorandum d’intesa per lo sviluppo dell’idrogeno verde.

I due paesi lavoreranno insieme per l’approvazione di un IPCEI (Important Project of Common European Interest) sull’idrogeno  ai sensi delle norme sugli aiuti di Stato dell’Unione europea. L’accordo unisce le strategie al 2030 dei due Paesi e include anche lo scambio di conoscenze e informazioni sulle tecnologie e la promozione della ricerca e sviluppo (R&S) associata alla catena del valore dell’idrogeno. Il gruppo di lavoro che sostiene la proposta IPCEI, proporrà anche meccanismi e condizioni per l’esportazione di idrogeno verde dal Portogallo.

La Germania e La Scozia

L’associazione tedesca dell’eolico (WAB) ha firmato un accordo di cooperazione triennale con il suo partner scozzese DeepWind per cooperare più strettamente allo sviluppo di un mercato per l’idrogeno verde da energia eolica offshore, promuovendo lo sviluppo della supply chain in entrambi i paesi.

Questo accordo rappresenta  un’opportunità per il Mare del Nord di svolgere un ruolo ancora più centrale nel mix di energia pulita del Regno Unito e dell’Europa. Un lavoro più ravvicinato tra i due cluster potrebbe evidenziare e accelerare le opportunità di innovazione nell’eolico offshore e nella produzione di idrogeno verde tra Scozia e Germania.

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Una stazione di rifornimento Sapio per il centro di ricerca italiano della CE

Gruppo Sapio, azienda di Monza leader nel settore della produzione di gas tecnici e medicali, ha fornito una stazione di rifornimento idrogeno al Joint Research Center a Ispra, per i necessari studi in corso sulle emissioni dei veicoli. Grazie alla stazione di rifornimento, i test verranno effettuati anche su veicoli a celle a combustibile.

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LIVE: Conferenza stampa Hydrogen Strategy

12:05:06 – Conferenza stampa del vicepresidente esecutivo Frans TIMMERMANS e della commissaria Kadri SIMSON sulla strategia dell’integrazione del sistema energetico e la strategia dell’idrogeno.

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Giappone – La società dell’idrogeno inizia da Fukushima

Nella prefettura di Fukushima, continua la ripresa e la ricostruzione dopo il devastante terremoto.  Qui verrà costruito il Fukushima Hydrogen Energy Research Field un impianto di produzione di idrogeno che verrà completato per la primavera del 2020.

Al fine di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) di mitigazione dei cambiamenti climatici e accesso universale all’energia, l’idrogeno è indispensabile. Guardando alla realizzazione di una società a idrogeno, il Giappone è già leader mondiale con soluzioni tecnologiche, tra cui l’introduzione del primo veicolo a celle a combustibile commercializzabile al mondo ne è un buon esempio. Il Giappone sta inoltre dimostrando la sua leadership in altri modi, come lo sviluppo della “Strategia di base sull’idrogeno” del  2017 come piano d’azione per realizzare una società dell’idrogeno e ospitando l’Hydrogen Energy Ministerial Meeting nel 2018, il primo meeting di alto livello dedicata a questa tematica.

L’ FH2R di Fukushima sarà dotato di un impianto di produzione di idrogeno da 10 MW alimentato da fonti di energia rinnovabile, come l’elettricità generata da pannelli solari disposti attorno ad esso, la struttura sarà in grado di produrre fino a diverse centinaia di tonnellate di idrogeno all’anno.
Il raggiungimento di una società dell’idrogeno richiede la promozione di una totale integrazione della produzione con lo stoccaggio e l’utilizzo dell’idrogeno. Per quanto riguarda proprio gli usi finali, si stanno facendo grandi progressi, introducendo applicazioni idrogeno per sostituire i combustibili fossili precedentemente usati in Giappone, come la caldaia a cella a combustibile, conosciuta come Ene-Farm per uso residenziale. Sin dal lancio di Mirai, la prima auto al mondo a celle a combustibile, le stazioni di rifornimento di idrogeno si sono diffuse in tutto il paese e gli autobus a celle a combustibile ora funzionano regolarmente, in particolare a Tokyo.

Si stanno studiando piani per utilizzare l’energia dell’idrogeno in modo pratico, come nei villaggi residenziali dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020 . La gamma per future implementazioni si sta allargando per includere applicazioni come veicoli elettrici, navi e aerei.
Per quanto riguarda il progetto FH2R, i lavori sono iniziati nel 2018 nella città di Namie, nella prefettura di Fukushima. Il consorzio alla base di questa nuova imponente unità di produzione dell’idrogeno è costituito da Toshiba Energy Systems & Solutions Corporation (Toshiba ESS), la  New Energy and Industrial Technology Development Organization (NEDO), Iwatani Corporation e Tohoku Electric Power Co.

L’unità a idrogeno FH2R da 180.000 m2 utilizza 20 MW di impianti di generazione di energia solare. La sua capacità di produzione, stoccaggio e fornitura arriva fino a 1.200 Nm3 di idrogeno all’ora (funzionamento a potenza nominale).

L’idrogeno prodotto da FH2R sarà utilizzato anche per alimentare sistemi stazionari a celle a combustibile a idrogeno, nonché per automobili e autobus a celle a combustibile.

Il carburante viene prodotto e immagazzinato in base a un sistema di previsione della domanda e dell’offerta per ciò che sarà necessario sul mercato. Gli adeguamenti per bilanciare la domanda e l’offerta nella rete elettrica diventeranno possibili attraverso la regolazione del volume di idrogeno prodotto dall’unità di produzione per soddisfare le esigenze della rete elettrica dal suo sistema di controllo.

 

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L’iniziativa tedesca GET H2 – per il trasporto di idrogeno verde all’industria

BP, Evonik, Nowega, OGE e RWE Generation hanno firmato un protocollo d’intesa per sviluppare il progetto GET H2 Nukleus, la prima rete di idrogeno accessibile al pubblico in Germania è destinata a fornire quantità crescenti di idrogeno verde a società industriali nella Bassa Sassonia e nella North Rhine-Westphalia dalla fine del 2022 in poi. Queste compagnie utilizzano già grandi quantità di idrogeno nei loro processi di produzione e ridurranno significativamente le loro emissioni di carbonio passando all’idrogeno verde.

L’idea è quella di convertire l’energia da fonti rinnovabili in idrogeno e utilizzarla come fonte di energia priva di emissioni carboniche nell’industria e in altri settori.
L’idrogeno verde verrebbe prodotto da fonti rinnovabili a Lingen, nella Bassa Sassonia, grazie ad un elettrolizzatore da 100 MW di proprietà di RWE Generation, e trasportato a clienti industriali e raffinerie a Lingen, Marl e Gelsenkirchen, principalmente via gasdotti esistenti gestiti dai gestori di rete Nowega e OGE e convertiti per il trasporto di idrogeno al 100%, e tramite una costruzione parzialmente nuova di Evonik. L’idea è che l’accesso a questa rete di idrogeno sia aperto a tutti i potenziali consumatori, come già accade per le reti elettriche e le reti del gas. Ciò consentirà una rapida e affidabile integrazione di ulteriori progetti idrogeno.

La costruzione di un’infrastruttura a idrogeno basata su quella esistente del gas, garantirà ai clienti industriali la sicurezza dell’approvvigionamento da cui dipendono. A più lungo termine, dovranno essere presenti strutture di deposito in caverne lungo la condotta dell’idrogeno.
La produzione di idrogeno verde e la fornitura ai clienti dovrebbero iniziare entro la fine del 2022, se possibile, a condizione che ciò sia economicamente praticabile e che le condizioni politiche siano giuste per allora. Secondo i partner del progetto il governo dovrebbe creare le condizioni normative e regolatorie necessarie per consentire a tutte le aziende coinvolte nei progetti di idrogeno di espandere rapidamente la loro produzione di idrogeno verde e delle relative infrastrutture di idrogeno.

La produzione di idrogeno verde dall’energia eolica e solare consente di stoccare energia rinnovabile per lunghi periodi, di immagazzinarla su larga scala per lungo tempo e di utilizzarlo in settori che sono difficili da elettrificare direttamente. Per questi motivi che la produzione di idrogeno verde e la costruzione di infrastrutture per l’idrogeno possono rappresentare passi importanti per il raggiungimento degli obiettivi climatici.

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McPhy e il progetto per sviluppare il più grande elettrolizzatore in Europa

McPhy annuncia il progetti per la realizzazione del più grande elettrolizzatore per la produzione di idrogeno a zero emissioni di carbonio, il primo nel suo genere e di questa taglia in Europa.
La piattaforma di produzione di idrogeno da 20 MW sarà progettata, prodotta e integrata da McPhy con la sua innovativa tecnologia di elettrolisi “Augmented McLyzer” e convertirà l’elettricità prodotta da rinnovabili attraverso il processo di elettrolisi in 3.000 tonnellate di idrogeno pulito all’anno. Questo verrà utilizzato per produrre bio metanolo e contribuirà a ridurre le emissioni di CO2 fino a 27.000 tonnellate all’anno.
Questo progetto, avviato da Nouryon, una delle principali società chimiche specializzate, e da Gasunie, che gestisce l’infrastruttura del gas, è all’avanguardia tra le iniziative sull’idrogeno con l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbonio.

Laurent Carme, Chief Executive Officer of McPhy, states: “We are proud of the trust we received from Nouryon and Gasunie, two major industrial groups. The size and scope of this unique project, as well as its deep integration into our customers’ processes, represent a major step change for McPhy and more globally for the hydrogen market. Now is the time to scale-up and industrialize clean hydrogen production technologies to lower their costs and boost the rise of a clean, secure and cost-competitive hydrogen ecosystem.”

Marcel Galjee, Energy Director at Nouryon Industrial Chemicals, adds: “Green hydrogen is a cornerstone of building a sustainable, circular economy. Nouryon is already a leader in electrolysis in Europe and with the technology from McPhy we are one step closer to competitive large-scale production of green hydrogen for a more sustainable future.”

Il progetto è cofinanziato da FCH-JU, il partenariato della Commissione europea e dell’industria che sostiene lo sviluppo di tecnologie innovative a idrogeno.
Gli altri quattro partner coinvolti sono BioMCN, che combinerà l’idrogeno alla CO2 di altri processi per produrre metanolo rinnovabile, riducendo le emissioni di CO2 fino a 27.000 tonnellate all’anno; DeNora, un produttore di elettrodi, un componente chiave della tecnologia dell’elettrolisi e l’agenzia di consulenza per l’energia sostenibile, Hinicio.

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Treni a idrogeno, Piemonte guida il team europeo per l’uso dell’idrogeno come combustibile a impatto zero nel campo del trasporto su trenoi

Gli sforzi dell’Italia, finora, si sono concentrati soprattutto sulla ricerca e molto è stato fatto proprio in Piemonte, prima attraverso il Polo di Innovazione ‘Idrogeno ed Edilizia Sostenibile’ e oggi nell’ambito del Clever, il Polo della Regione partito nel 2017. In questi ultimi anni, quindi, la continua ricerca e la determinazione di piccole e medie imprese si sono aggiunte all’esperienza dello stabilimento Alstom, a Savigliano.

Sono stati prodotti proprio dalla multinazionale francese, infatti, i primi due treni a idrogeno mai messi su rotaia, i Cordia iLint, costruiti nella fabbrica di Salzgitter, in Germania, entrati in funzione il 17 settembre 2018 in Bassa Sassonia e dotati di celle a combustibile che convertono l’idrogeno e l’ossigeno in elettricità.

Ma in cosa consiste il lavoro di questo team?  Marcello Baricco, professore ordinario del Dipartimento di Chimica dell’Università di Torino, che farà parte del gruppo di lavoro formato d ricercatori dell’Università di Torino, del Politecnico e del Polo d’innovazione Clever e che ha l’obiettivo, fissato dall’Ue, di sfruttare l’idrogeno non solo come carburante per la mobilità, ma di creare una vera e propria economia neutrale dal punto di vista climatico, entro il 2050.

“Da alcuni anni si è costituito un gruppo di Regioni Europee interessate a sviluppare le tecnologie basate sull’idrogeno, inserito all’interno della strategia europea S3 (Smart Specialization)” spiega Baricco. Questo gruppo, chiamato ‘Smart Specialisation Platform – Hydrogen Valley’, si occupa di molteplici attività affidate a diversi gruppi di lavoro, ciascuno concentrato su una tematica specifica legata alle tecnologie basate sull’idrogeno. Il 22 novembre scorso al Piemonte è stata assegnata la responsabilità del gruppo che lavora allo sviluppo dei treni alimentati a idrogeno in Europa con il coordinamento delle iniziative fra le regioni coinvolte.

I due atenei torinesi hanno una lunga tradizione di ricerca sul tema idrogeno, probabilmente tra le più attive a livello europeo. “Sono tra le università fondatrici della ‘Fuel Cells and Hydrogen Joint Undertaking’, nel cui contesto hanno coordinato diversi progetti di ricerca a livello europeo”, ricorda Baricco. Si tratta della piattaforma pubblico-privata che agisce in Europa da più di 15 anni sul tema dell’idrogeno e delle celle a combustibile e che, attraverso le sue strutture, eroga i finanziamenti europei nell’ambito del programma Horizon 2020FCH JU e S3 – Hydrogen Valley agiscono in sintonia ed il Piemonte è ben rappresentato in entrambe le organizzazioni. A pesare sulla scelta è stato anche il parere della Regione Auvergne-Rhône-Alpes con la quale sarà sviluppato il progetto sul versante italo-francese. Ma hanno espresso parere favorevole al Piemonte diverse regioni francesi, oltre all’Emilia Romagna, a due regioni spagnole, una norvegese e una scozzese. “Il prossimo appuntamento – anticipa il professore – è per l’inizio di febbraio a Parigi, dove verranno presentati i vari progetti delle regioni interessate”.

INell’ambito della FCH JU, sono stati portati avanti diversi studi. “La conclusione – spiega Baricco – è che la tecnologia è matura e, soprattutto per le tratte su scala regionale, risulta competitiva per la decarbonizzazione di quelle attualmente gestite mediante treni diesel. In particolare, la conversione dei treni diesel in treni a celle a combustibile è competitiva rispetto alla elettrificazione”. Oltre alla Germania, in Europa sono diversi i Paesi che si stanno muovendo. In Austria, a maggio 2018 la Zillertalbahn ha aggiudicato a Stadler un contratto per la fornitura di cinque treni per sostituire la trazione diesel sulla linea da Jenbach a Mayrhofen, nella provincia occidentale del Tirolo. E poi c’è il progetto di Alstom, questa volta in Francia, per una variante a celle a combustibile a idrogeno della sua automotrice Coradia Polyvalent (Régiolis), l’alternativa ai treni diesel per le regioni francesi, mentre all’inizio del 2019 nel Regno Unito Alstom ed Eversholt Rail hanno svelato il design di un nuovo treno a idrogeno, chiamato ‘Breeze’. Questi convogli potrebbero attraversare il Paese già nel 2022. 

Al momento l’Italia non ha ancora svolto un ruolo di primo piano. A novembre 2018 è stato sottoscritto un accordo tra il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, il Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione e Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane), per la valutazione tecnico/economica dei benefici in termini di impatto ambientale e sociale derivanti dall’alimentazione a idrogeno. Ma questa nuova tecnologia richiede la presenza di infrastrutture nuove: dalla produzione di idrogeno in quantità sufficiente alle stazioni di rifornimento ed ogni singola situazione va valutata con estrema attenzione. “C’è sicuramente interesse in molte regioni – spiega Baricco – ma va ricordato che in Italia al momento è disponibile al pubblico una sola stazione di rifornimento a Bolzano”.

Per questo motivo, in Piemonte si vuole mettere a punto un progetto da presentare alla ‘Hydrogen Valleys’ “per la definizione di una possibile implementazione di questa tecnologia per treni alimentati a idrogeno nella nostra Regione”, rivela il professore. Al progetto stanno lavorando Environment Park, con il polo di innovazione Clever, Università di Torino e Politecnico di Torino, ovviamente con la collaborazione delle aziende del territorio. “La presenza di Alstom in regione sarà ovviamente un valore aggiunto nella preparazione della proposta”, aggiunge Baricco. Anche attraverso il lavoro della Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile è stato messo a punto un piano sull’introduzione di queste tecnologie in Italia, recentemente presentato al Mise. “Il piano prevede una estensione del numero di stazioni di rifornimento in Italia – aggiunge – ma questo sviluppo sarà ovviamente legato a scelte di incentivazione e alle normative che verranno implementate nel nostro Paese”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano.it

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Idrogeno e sicurezza

L’idrogeno potrebbe essere la chiave per decarbonizzare il sistema energetico, ma è sicuro?
Nonostante decenni di crescente ricerca scientifica che dimostra che l’utilizzo dell’idrogeno (H2) può essere un’opzione sicura, pulita e sostenibile per aiutare a decarbonizzare il nostro pianeta, molte persone sono ancora preoccupate per la sicurezza dell’idrogeno.

Alla parola idrogeno, molti collegano il disastro di Hindenburg o immaginano un’esplosione di una bomba atomica a bomba H.

L’idrogeno è un vettore energetico flessibile, ideale per decarbonizzare gli usi finali nei trasporti, nel settore residenziale, nell’industria. Può essere immagazzinato in grandi quantità, per lunghi periodi di tempo. Se prodotto da rinnovabili attraverso l’elettrolisi dell’acqua l’idrogeno, dalla sua produzione al suo utilizzo, è un combustibile a zero emissioni totali, attualmente identificato con la definizione di idrogeno verde.

Uno dei miti comuni che portano a mettere in discussione la sicurezza dell’H2 è il famigerato disastro di Hindenburg, avvenuto nel New Jersey, nel 1937.

Dopo decenni di lunghi dibattiti e ricerche, si ritiene ora che mentre il dirigibile passeggeri tedesco stava attraversando una tempesta elettrica nel fatidico giorno dell’esplosione, una scarica elettrica dalle nuvole ha infiammato la pelle del dirigibile. Ciò ha provocato l’accensione delle sacche di idrogeno. Tuttavia, ciò che causò il grande e mortale incendio non fu l’idrogeno, che bruciò rapidamente e in sicurezza sopra gli occupanti della nave, ma l’ossido di ferro scuro e la vernice riflettente di alluminio che ricopriva la superficie della nave.

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La casa idrogeno a quota 1500 m

A Casere di Predoi in Alto Adige è stata inaugurata la Casa del futuro tutta a idrogeno.

L’idrogeno verrà prodotto d’estate grazie alla corrente del fiume che scorre vicino tramite il processo di elettrolisi, stoccato in bombole e riutilizzato d’inverno per soddisfare i consumi di acqua calda, luce e riscaldamento. Il sistema di stoccaggio utilizzato è quello a bassa pressione in idruri metallici a 40 bar.

Nel fienile riadattato a centrale saranno stivate le bombole per produrre elettricità e acqua calda.

Coprire il fabbisogno energetico di tutto l’anno è l’obiettivo del progetto di ricerca portato avanti da Gkn Sinter Metals multinazionale britannicaUn piano reso più complesso dalla difficile posizione climatica della struttura, ma possibile grazie al grande impegno profuso per lo sviluppo della “Green Region Alto Adige“.

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